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Tema di febbraio sul testamento biologico"Servendoti in parte della documentazione allegata, in parte delle tue esperienze personali e riflessioni, inserisciti nel dibattito in corso sia a livello delle istituzioni, sia tramite i mass-media, circa il testamento biologico ed il diritto e dovere di cura, il ricorso alle cure palliative e l'eutanasia, la definizione stessa di vita e di morte"
Eluana ha dovuto attendere troppo per raggiungere gli angeli che la stavano aspettando. Ha dovuto subire, impotente, le lezioni di moralismo di chi parla da un pulpito privilegiato per la sua stabilità fisica e apparentemente morale che cela, tuttavia, dietro ostentate parole di saggezza sul senso della vita, un'ipocrisia di fondo che ha acuito le sofferenze, quanto mai vere e profonde, di chi voleva davvero il bene di Eluana.
Lezioni di vita, dunque. Perle di una morale proveniente da persone che vivono nel lusso sociale e che non hanno una minima idea di quanto siano crudi e estremamente complicati i problemi che ci si può trovare ad affrontare da un momento all'altro per mesi, anni, vite intere; nella vicenda di Eluana, esattamente come in altre situazioni analoghe, chi predicava la propria sapienza sul significato della vita liquidava, con frasi troppo spesso fatte e considerazioni da talk-show, emergenze e problematiche più grandi di loro, più grandi di tutti.
Da buon scoop del momento, gli organi di informazione (e troppo spesso di persuasione) hanno "adottato" Eluana come se fossero stati loro i padri sofferenti al capezzale di una figlia che pregavano invano un miracolo con la speranza mai doma; telegiornali a tema, speciali, approfondimenti e dibattiti talvolta costruttivi, talvolta spinti da un innato e sconvolgente cannibalismo per l'audience mostrano quanto oggi la vita e la morte siano diventati un business, poco lontani da una partita di calcio o un reality-show, poiché l'obiettivo del guadagno e della visibilità è ormai comune a ciascuno di questi campi.
Ma Eluana, se avesse potuto parlare e controbattere a tutti i fiumi di parole e alle leggende metropolitane che le stavano costruendo intorno, cosa avrebbe potuto rispondere?
Qui entra in gioco il dibattito fondamentale e necessario per affrontare la questione e, possibilmente, risolverla: cos'è davvero il rispetto per la vita, specialmente in queste occasioni? Qual'è la strada da seguire per agire in modo pienamente corretto?
Abbiamo assistito a innumerevoli discorsi riguardo l'utilità e la moralità dell'eutanasia, su quale sia la differenza tra coma e stato vegetativo, se fosse eticamente giusto "stacare la spina" o permettere a una vita, seppur con tutte le limitazioni e difficoltà possibili, di essere vissuta fino in fondo.
Probabilmente a una risposta, su queste basi, non si arriverà mai: entrano in gioco troppe ideologie diverse da di altrettanto diversi.
Un ottimo passo in avanti, senz'altro una buona soluzione, potrebbe essere l'introduzione del testamento biologico e la sua compilazione obbligatoria per legge.
In Italia, purtroppo, curare è sempre più comodo e conveniente che prevenire e l'idea del testamento biologico si è palesata agli occhi del governo solo dopo alcuni casi mediaticamente eclatanti come quelli di Piergiorgio Welby e Eluana Englaro, così come il problema degli immigrati clandestini è salito alla ribalta davanti ai numerosi casi di violenza recentemente concentrati e come il doping nello sport è stato "scoperto" dopo le malattie di causa sospetta e le conseguenti morti di atleti quali, per citarne alcuni, Signorini, Beatrice e Pantani: questi sono solo alcuni dei casi in cui si poteva fare molto prima di arrivare a constatare quali siano le pesanti conseguenze.
Il caso di Eluana ha, però, smosso finalmente le coscienze e ha davvero fatto riflettere su quale sia davvero il senso della vita.
Pur trovando un punto comune sull'introduzione del testamento biologico, per molti il rispetto alla vita è renderla degna (termine che stona in un contesto così drammatico) di essere vissuta, proseguendo a oltranza le cure e il nutrimento artificiale (che rischia, però, di sfociare nell'accanimento terapeutico); per molti altri, invece, è giusto, dopo una riflessione accurata e un altrettanto importante decisione, sospendere le cure, a costo di arrivare al metodo dell'eutanasia e lasciare morire, questa volta davvero, chi per troppo tempo si è ritrovato prigioniero di un mondo interrotto e permettergli di varcare il cancello dalle cui sbarre ha dovuto guardare e aspettare troppo a lungo gli angeli.
Eluana ora è diventata una di loro.
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