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Sì, stavolta mi piace quello che ho scrittoTraccia del tema: "Numerosi bisogni della società trovano oggi una risposta grazie all'impegno civile ed al volontariato di persone, in buona parte di giovani, che, individualmente o in forma associata, realizzano interventi integrativi o compensativi di quelli degli enti istituzionali. Esponi le tue conoscenze ed eventuali esperienze in merito e ricerca le motivazioni profonde o occasionali che spingono ad impegnare parte del proprio tempo a favore degli altri."
Oggi è mercoledì, fa freddo, ma, fortunatamente, fuori splende il Sole. Finalmente stamattina è stato lui con la sua luce a dirmi di svegliarmi: certamente è stato più cordiale nel farmi aprire gli occhi di quanto facevano ultimamente la pioggia battente sui vetri e i tuoni che scuotevano il mio sonno e i miei bellissimi sogni, che vedevo proiettati dal mio cuore alla mia immaginazione come quei film che non smetteresti mai di vedere.
E' così bello sognare! Un sogno è qualcosa che non scompare mai, è diverso giorno per giorno, anche se non sembra cambiare mai. Nemmeno la malattia con cui devo condividere questo letto da così tanto tempo è riuscita a cancellarmi la voglia di sognare, anche se le speranze all'inizio erano molto esigue, i medici erano sempre più pessimisti sulla mia possibilità di guarire.
Ho sempre preteso di essere tenuto aggiornato sulle mie condizioni, non volevo rischiare di mollare la presa senza sapere come procedevano gli stadi della malattia.
Ricordo i primi mesi, quando ero costretto a stare a letto a causa delle mie estremamente precarie condizioni fisiche: qualcuno diceva che presto avrebbe potuto essere troppo tardi per avere fede in un mio recupero, per sperare di uscire da questa trappola che mi ha afferrato all'improvviso e mi ha imbrigliato tra le sue catene.
Ma io non mollavo. Ogni notte desideravo di poter vedere ancora nuove centinaia di giorni luminosi, volevo tornare a navigare al chiaro di Luna nella nella vita cercando una nuova meta da raggiungere. La sofferenza aveva preso il mio cuore, ma non la mia fede.
Finalmente riuscii a migliorare e a superare le catene della prima fase, la peggiore, della condanna; era arrivato il momento di passare al secondo livello: la lunga e lenta riabilitazione.
Non smetterò mai di ringraziare tutta l'équipe di medici che si è occupata di mettere a punto e operare il progetto che doveva rimettermi in sesto, come non smetterò mai di portare dentro di me il sorriso e l'affetto di Marco, un ragazzo che ha deciso di dedicarsi al volontariato e che è entrato nella mia vita come chi getta una corda a chi è caduto in mare e rischia di affogare.
Era lui a tenermi compagnia in quei pomeriggi incolore e tutti uguali di quell'ospedale: quando avevo bisogno di aggrapparmi a un salvagente per non annegare, sapevo a chi rivolgermi; era tanto tempo che ce la mettevo tutta per rimanere a galla e un sostegno era ciò di cui avevo bisogno.
Nei momenti di sconforto e maggiore difficoltà portati da un peggioramento o da una rassegnazione che cercavo a fatica di tenere lontano, era sempre lui ad aiutarmi a coltivare le mie motivazioni. Non dimenticherò mai il nostro dialogo di un giorno in cui la tristezza e la paura stavano prendendo il sopravvento su di me: "Comincio ad avere paura di non poter riuscire a crescere e andare avanti, di non poter avere futuro. non ne ho la certezza, ma so che queste pressioni non andranno mai via. Ho così tante sensazioni diverse, ho paura di tramontare come il Sole. Temo sia troppo tardi persino per avere fede."; lui mi guardò negli occhi, mi strinse forte la mano e mi disse: "Credimi, ora è il momento di tenere duro più che mai. Non esitare o tutto questo rischierebbe di diventare inutile. E' arrivato il momento di dimostrare ancora la tua forza, non puoi dire che è troppo tardi." Dopo quelle parole, mi sentii come se tutto ciò che di negativo pensavo si fosse trasformato, come se fosse stato tutto solamente pura fantasia: "Hai ragione, devo essere deciso come mai prima d'ora. Hai capito che non ce la potrei fare da solo, ma se ora dovessi crollare nuovamente saprei come rialzarmi. Dopotutto non è così difficile!".
Senza Marco non so quanta strada avrei potuto fare ancora, le sue parole soffiarono via tutti i pareri negativi e i cattivi presentimenti che circondavano me e la mia cartella clinica: qualcuno diceva che sarebbe stato meglio se io non avessi mai saputo delle mie condizioni, che ormai era troppo tardi; sono sicuro che non erano riusciti a capire come ero fatto.
Marco è uno di quei tantissimi volontari che hanno lo scopo e il piacere di portare luce e svago nelle giornate buie e fragili di chi è costretto a rimanere per tanto tempo ricoverato in ospedale. Le associazioni di volontariato si pongono il traguardo di rendere più serena e in qualche modo più felice la vita di chi altrimenti avrebbe pochi motivi per guardare avanti col sorriso. Penso proprio che seguirò anche io questa strada: portare compagnia e affetto a chi è triste e solo è una gran bella sensazione.
Oggi è mercoledì e tra pochi giorni sarò dimesso dall'ospedale. Il Sole dorme tranquillo lassù in cielo, sembra passato un secolo da quando lo vidi per l'ultima volta prima del buio della malattia. Nel mio futuro ora vedo oceani rossi d'affetto e serenità e le carezze che riceverò da chi mi vuole bene prima di addormentarmi. Nei miei sogni terrò stretta la mia vita, nelle mie notti catturerò i miei desideri. Questo è il lieto fine della mia storia, dove perdere la fede sarebbe stato un crimine.
(è un parto dei miei svarioni, non si parla né di me né di nessun altro... ma vi posso assicurare che fare volontariato è una gran bella cosa. Fidatevi di uno che l'ha fatto per 2 anni al Gaslini.)
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